Bio
Giovanni Battista Gigli, virtuoso di liuto nato a Finale Emilia, appartenne al ristretto gruppo di musicisti stipendiati dal Gran Principe Ferdinando II de’ Medici. Il suo volto è riconoscibile in due dipinti provenienti dalla Villa medicea di Pratolino, oggi conservati nella Galleria dell’Accademia di Firenze.Lo storico finalese Umberto Baldoni, nel volume Il maestro D. Innocenzo Gigli (1927), ricorda che uno dei suoi antenati, un altro Giovanni Battista Gigli attivo intorno al 1650, fu al servizio prima del Granduca di Toscana e poi della corte estense di Modena, sottolineando come il talento musicale fosse di famiglia.Una ricerca più recente condotta dal liutista e musicologo Davide Rebuffa (Centro Studi Piemontese di Musica Antica), autore del primo studio organico sulla storia del liuto (L’Epos, 2012), ha permesso di approfondire la figura di Gigli, collocandolo con precisione nel panorama musicale barocco e nel contesto degli strumenti a corde antichi.Il Grove Dictionary of Music and Musicians gli attribuisce un ruolo nella storia della musica italiana: attivo tra Finale Emilia e Firenze fu chiamato “il Tedeschino”, soprannome non spiegato da legami biografici con la Germania e probabilmente legato all’aspetto fisico. Al servizio del Granduca Ferdinando III, pubblicò a Bologna nel 1690 l’Opera Prima (Sonate da chiesa e da camera a tre strumenti), definita da lui stesso un “immaturo parto” delle sue prime composizioni. Parte della sua produzione – due oratori, sei sonate a tre e una cantata – è conservata nella Biblioteca Estense di Modena; altri brani si trovano nella Biblioteca Comunale di Bologna, che conserva anche un’edizione originale del 1690 e un manoscritto miscellaneo contenente sue composizioni.Il contesto mediceo nel quale operò Gigli è ricostruito da Antonella D’Ovidio nel saggio Mecenatismo musicale di Vittoria della Rovere: la Granduchessa favorì per anni musicisti e compositori della sua corte, tra cui Pagliardi, Veracini, Gigli e il cantante Fusai, sostenendoli attraverso un’intensa rete di relazioni diplomatiche. Fu lei a raccomandare Gigli alla Principessa Farnese di Siena come “celebre suonatore d’arciliuto”. Negli anni successivi, Gigli fu stabilmente al servizio del nipote di Vittoria, il Gran Principe Ferdinando, Nel Journal of the Royal Musical Association, Antonella D’Ovidio mette in relazione le sue sonate con quelle dei principali autori del periodo, sottolineandone brevità, concisione e chiarezza motivica, qualità evidenti sia nella struttura sia nello sviluppo musicale. Il musicologo Gabriele Rossi Rognoni, studiando la figura del Gran Principe Ferdinando, documenta come Gigli facesse parte dei suoi musicisti “personali”, insieme al violinista Martino Bitti, ai cantanti Zanardi e Canavese e al celebre cembalaro Bartolomeo Cristofori, futuro inventore del pianoforte.I dipinti di Anton Domenico Gabbiani realizzati dal 1685 per la Villa di Pratolino, che ritraggono i musicisti della corte, costituiscono una testimonianza visiva eccezionale dell’attività di Gigli presso i Medici. A questo periodo si aggiunge il suo successivo servizio presso la corte estense di Modena, dove operò in un ambiente caratterizzato – come ricorda Marta Lucchi – da una produzione innovativa di sonate da camera, da chiesa, sinfonie e balletti, firmati dai Bononcini, da Gigli e da altri compositori dell’epoca.