Bio
Si formò in un contesto culturale ricco ma complesso, trovandosi a iniziare la carriera subito dopo la generazione dei protagonisti della Nuova Musica italiana. Non potendo essere parte dei pionieri come Maderna, Nono, Berio o Clementi, visse la propria identità artistica in costante dialogo – e talvolta in tensione – con un panorama già definito. Molto dotato, pianista brillante e mente vivace, studiò composizione con Roberto Lupi e frequentò le lezioni di Luigi Dallapiccola, che gli trasmisero un forte interesse per la cultura mitteleuropea ed espressionista. A questi maestri si aggiunse poi Bruno Maderna, figura decisiva per la sua crescita.Renosto seguì con attenzione le correnti degli anni Cinquanta e Sessanta, avvicinandosi anche allo strutturalismo per poi prenderne le distanze. La sua musica, sempre impeccabile sul piano del mestiere, rivelava però una costante tensione tra rigore formale e attrazione per i climi espressionisti appresi dai suoi maestri. Opere come Scops, Nacht, Du côté sensible e Nachtblau mostrano questa doppia anima: controllo formale e inquietudine interiore.Pur colto e perfettamente aggiornato, Renosto rifiutava qualsiasi conformismo e viveva con una forte autocritica il proprio percorso artistico. Nelle sue partiture traspare talvolta un lavorio interiore, una lotta tra desiderio di originalità e pressione dei modelli culturali dominanti. Tuttavia, trovò una piena naturalezza nel teatro musicale: opere come La camera degli sposi, L’ombra di Banquo e Le campanule rivelano una spontaneità e una libertà espressiva che gli conquistarono facilmente il favore del pubblico.Negli anni Settanta anche la sua produzione strumentale divenne più fluida e distesa, favorita da un clima musicale meno dogmatico. Renosto sembrava avviato verso una maturità linguistica più libera e personale, ma la sua ricerca si interruppe prima che potesse dispiegarsi pienamente, lasciando intuire sviluppi che non ebbe il tempo di realizzare.