Bio
Fu un celebre compositore e violoncellista italiano, considerato il maggiore esponente della musica strumentale nel Classicismo nei paesi di lingua romanza, noto soprattutto per la sua prolifica produzione di musica da camera.Boccherini nacque in una famiglia di musicisti a Lucca e apprese la tecnica del violoncello dal padre, Leopoldo, e dall'abate D. F. Vannucci. Dimostrando doti eccezionali, iniziò prestissimo la carriera concertistica. A soli 14 anni si recò a Vienna con il padre, suonando nell'orchestra del Teatro Imperiale e assimilando le nuove forme musicali come il quartetto e il quintetto. Completò la sua istruzione a Roma. Tra il 1761 e il 1766 compose i suoi primi sei quartetti e diversi lavori vocali, tra cui gli oratori Il Giuseppe riconosciuto e Gioas, re di Giudea.Tornato a Lucca nel 1764, divenne primo violoncello della cappella palatina e fondò con Filippo Manfredi, Pietro Nardini e Giuseppe Cambini, il primo quartetto d'archi stabile di cui si abbia notizia. Nel 1767, insieme al solo Manfredi, si recò a Parigi, dove pubblicò la sua prima raccolta di quartetti e riscosse un grande successo. Nel 1768, la coppia accettò l'offerta di trasferirsi a Madrid, dove ricevettero il titolo di "Compositori Virtuosi al Servizio di Sua Altezza Reale Don Luigi Infante di Spagna". Nonostante le ostilità di altri musicisti di corte come Gaetano Brunetti, gli anni successivi furono tra i più creativi: Boccherini compose sei sinfonie, una trentina di quartetti e trenta quintetti, nei quali aggiunse un secondo violoncello (suonato da lui stesso) al quartetto d'archi classico. Le sue sinfonie, costruite solidamente e caratterizzate da una vena melodica italiana, sono considerate tra i primi validi esempi del genere.Nel 1776, Boccherini seguì l'Infante Don Luigi in esilio a Las Arenas de San Pedro, componendo per lui fino al 1785 numerosi lavori da camera, tra cui i primi 66 quintetti per due violini, viola e due violoncelli, e lo Stabat Mater (1781). Un duplice dramma lo colpì nel 1785 con la morte della moglie Clementina Pelicho e del suo protettore. Disoccupato e con cinque figli, tentò di trovare lavoro a Madrid, diventando maestro da camera della duchessa di Benavente-Osuna, per la quale compose e rappresentò l'unica sua opera teatrale, la zarzuela La Clementina (1786). Si risposò nel 1787 con Maria del Pilar Joacquina Porretti. Successivamente, trovò un nuovo protettore nel re Federico Guglielmo II di Prussia, dilettante di violoncello, a cui spedì regolarmente quartetti. L'ultimo mecenate di Boccherini fu il marchese di Benavente, appassionato di chitarra, per il quale scrisse numerosi quintetti per chitarra e archi. Nonostante l'appoggio, le sue condizioni economiche divennero sempre più precarie. I suoi ultimi lavori furono composti per Luciano Bonaparte, ambasciatore di Francia.Dopo la partenza di Bonaparte, Boccherini trascorse gli ultimi anni in miseria, sostenuto a malapena da una pensione del re di Spagna e colpito dalla perdita della seconda moglie e di tre figlie, fino alla morte avvenuta il 28 maggio 1805. Le sue spoglie furono traslate nella chiesa di San Francesco a Lucca nel 1927.Nonostante l'enorme produzione, la sua opera subì un progressivo isolamento. A differenza di Haydn e Mozart, Boccherini non si evolse in sintonia con le innovazioni classiche viennesi, ritirandosi nel clima stagnante spagnolo. La sua ostinata predilezione per il quintetto per archi con il raddoppio del violoncello (una sua invenzione esclusiva) rispetto al più moderno quartetto lo pose fuori dalle correnti principali. La sua musica, pur essendo affascinante e originale, è caratterizzata da un eloquio fluido, da una piacevole divagazione armonica e tematica, e rivela un'incapacità di superare i fondamenti linguistici dello stile galante e del rococò, di cui fu, tuttavia, un maestro ineguagliabile.Uno studio paleopatologico condotto nel 1997 ha rivelato che Boccherini soffriva di diverse patologie strettamente legate alla sua intensa attività di violoncellista del Settecento, tra cui una grave artrosi del pollice destro e una grave epicondilite del gomito sinistro, oltre a una discreta scoliosi dovuta alla posizione forzata sullo strumento privo di puntale, confermando vere e proprie malattie professionali.