Bio
Pablo Sorozábal (1897–1988) è stato uno dei più significativi e controversi compositori spagnoli del XX secolo, considerato l'ultimo grande maestro della zarzuela romantica. Nato a San Sebastián in una famiglia di origini artigiane, dimostrò un talento precoce per il pianoforte e il violino, guadagnandosi da vivere fin da bambino suonando in cinema, caffè e fiere, per poi unirsi all'Orchestra del Casinò di San Sebastián sotto la guida di Fernández Arbós. Un profondo rammarico segnò la sua vita: la perdita della capacità di parlare il basco a causa delle politiche centraliste dell'epoca, lingua che avrebbe voluto recuperare fino ai suoi ultimi istanti.Nel 1919 si trasferì a Madrid, entrando nell'Orchestra Sinfonica, ma la sua identità musicale si forgiò definitivamente durante gli studi a Lipsia e Berlino. In Germania preferì l'insegnamento di Friedrick Koch a quello di Schönberg, di cui non condivideva le teorie, e debuttò come direttore d'orchestra, attività che rimase centrale nella sua carriera. Tra le opere del periodo tedesco spiccano la Suite vasca e i Siete Lieder su testi di Heine. Il suo debutto teatrale con Katiuska nel 1931 rivelò un senso drammatico straordinario, seguito da capolavori come l'opera-zarzuela Adiós a la bohemia, la commedia madrilena La del manojo de rosas e il celebre romanzo nautico La tabernera del puerto.Le sue simpatie liberali lo isolarono politicamente dopo la Guerra Civile, costringendolo spesso a presentare le sue nuove opere in teatri meno prestigiosi o fuori dalla capitale. Nonostante ciò, produsse lavori ambiziosi come Black, el payaso e Don Manolito. Il suo carattere intransigente emerse chiaramente nel 1952, quando lasciò la direzione dell'Orchestra Sinfonica di Madrid dopo il rifiuto del regime di fargli dirigere la Sinfonia "Leningrado" di Šostakovič. La sua ultima grande fatica, l'opera Juan José, dovette attendere decenni per una rappresentazione scenica completa, avvenuta solo nel 2016 al Teatro de la Zarzuela. Sorozábal ha saputo fondere influenze eclettiche — da Debussy e Puccini fino a Gershwin e al musical di Hollywood — in uno stile personale, graffiante e vitale, spesso paragonato per mordente a quello di Kurt Weill.